Come ridurre l’Irap senza farsi male
Il governo Letta intende varare, nella Legge di stabilità in via di definizione, una ambiziosa abolizione, per tappe, dell’Irap sui costi del lavoro, che dà un gettito di circa 11 miliardi (e ne darà qualcuno di più se e quando ci sarà la ripresa). Nel 2014 dovrebbe attuarsi una prima riduzione, con un costo per le casse dello stato di 4 miliardi, un terzo del totale. Il ministro dell’Economia giudica quanto meno azzardata l’operazione, per i nuovi problemi di copertura che comporterebbe. L’abrogazione, inoltre, anche questa volta, come per l’Imu sulla prima casa, intacca un cespite della finanza del federalismo fiscale.

Il governo Letta intende varare, nella Legge di stabilità in via di definizione, una ambiziosa abolizione, per tappe, dell’Irap sui costi del lavoro, che dà un gettito di circa 11 miliardi (e ne darà qualcuno di più se e quando ci sarà la ripresa). Nel 2014 dovrebbe attuarsi una prima riduzione, con un costo per le casse dello stato di 4 miliardi, un terzo del totale. Il ministro dell’Economia giudica quanto meno azzardata l’operazione, per i nuovi problemi di copertura che comporterebbe. L’abrogazione, inoltre, anche questa volta, come per l’Imu sulla prima casa, intacca un cespite della finanza del federalismo fiscale: in questo caso il maggior tributo delle regioni, l’Irap appunto, che rende attualmente circa 35 miliardi, ma, in condizioni economiche come quelle del 2007, ne garantiva circa 40. Come trovare dunque la copertura necessaria?
Chiarendo innanzitutto che un taglio choc, qui ed ora, non è fattibile, e respingendo dunque le sirene che vengono soprattutto dalla Confindustria, le quali – come ribadito dal ministro dell’Economia – non sembrano fare a sufficienza i conti con i vincoli reali di bilancio. D’altronde il governo dovrebbe dire chiaramente che la questione della competitività dell’Italia riguarda soprattutto la inadeguata produttività, non è soltanto questione di tasse. Lo sgravio dall’Irap non le risolve, e per quanto robusto dà solo un respiro momentaneo. Diverso sarebbe invece il ragionamento se si prospettasse questa misura – cioè una riduzione graduale dell’Irapo – come contropartita ai sindacati per l’adesione a una regolamentazione delle rappresentanze sindacali che risolva il problema dei contratti aziendali, come chiede per esempio Sergio Marchionne, l’amministratore delegato di Fiat. Un tale tipo di scambio fu attuato, con successo, nel 1983 dal ministro delle Finanze Francesco Forte coi sindacati guidati da Bruno Trentin, Pierre Carniti e Giorgio Benvenuto fra il taglio parziale del fiscal drag nell’Irpef per i redditi da lavoro dipendente e il taglio di alcuni punti di scala mobile. Un accordo che aprì la strada alla sterilizzazione totale della Scala mobile, attuata poi da Craxi nel 1984. Con un’analoga politica dei redditi, l’abrogazione dell’Irap sui costi del lavoro servirebbe alla produttività e quindi alla crescita. E lo sforzo per trovare una copertura sarebbe ben ripagato.